Flavio de Gregorio

La disposizione del segno elogia il trattato iconologico preferito dalla vivacità tonale. Il disposto iconografico esalta la struttura pittorica realizzata dall’ artista Antonio Anastasia ,il quale, nel moto condizionato alla reazione degli elementi, considera anche le priorità oggettive delle revisioni a strati circolari proprie dei suoi dipinti.

Con tale orientativa risposta, il dipinto di Antonio Anastasia, è unico e meritevole nella sua definizione concretista da cui sono esaltate le forze capaci di interagire alle moltitudini e sequenze cromatiche, solide e che contrastano lo spazio, per attitudini misurate in distanze e riavvicinate con soggetti disposti nell’ emblematica visione del reale, in un mondo fatto di forma armonica, rivisitata nel contesto effettivo della dinamica configurazione spazialista, concepita dall’ artista come indagine creativa verso il solido e la consistenza di esso in virtù di procedimenti descrittivi che colmano il meraviglioso suo trattato storico ed adornano il circostante naturalistico con spettacolari effetti luminosi che interagiscono magnificamente con la visione organica”. Conferimento del titolo “Accademico d’Onore a Vita”.

 Cav. Flavio de Gregorio

Storico e Critico d’Arte

Gastone Ranieri Ridoni

Un’identità pittorica che si riconosce di primo acchito grazie ad uno stile inconfondibile e multiforme che si realizza e manifesta con coreografie dettate a seconda del soggetto e del momento del rilascio e della posa del colore; a volte manifestate con evoluzioni geometriche che rimandano a tratti tipicamente futuristi; altre espresse da richiami naturalistici dall’impronta veristica, altre ancora di citazione minimale se non  addirittura  naif.

Un caleidoscopio narrativo dalla sorprendente varietà di composizione e dalle conseguenti alternanze luminescenti  dall’intercalare di riverberi, bagliori e rifrazioni che la dicono tutta sulla preparazione tecnica e la perizia descrittiva sciorinate con  così grande competenza.

Riesce  a coniugare  verbi assolutamente inusitati per illustrare i suoi racconti che, a volte, come fossero cascate irruenti, si moltiplicano in  gettiti, effluvi, rivoli e rigagnoli dalla normale cadenza di genere di impronta figurativa;  oppure si dipanano in una sorta di magma informale che liquefacendosi assortisce i colori favoleggiando accostamenti inconsueti, rari, ma sempre ordinati da una regia di intrigante e ardita eleganza. Si possono fondere allora resoconti  desunti da un’intimità di stretta natura umana e deposizioni  di nebulose aeriformi e gassose  rubate a velate atmosfere boreali che sembra impossibile appartengano alle stesse mani creatrici, allo stesso nucleo o fulcro pensante. Il filo conduttore dei suoi excursus è sempre una grande passione mal repressa e così manifesta che sa amalgamare la tenerezza di pennellate come velature,  al più violento rilascio di materia assemblata da un tecnica mista dalla resa ruvida asincrona e opalescente.

Tutti taciti inviti a scrutarsi dentro nel più profondo buio della propria intimità con il fare introspettivo dell’artista che esprime nelle sue opere, aiutato da un simbolismo delicato mai esagerato, la voglia di osservare, meditare, elaborare per dichiarare al mondo l’esito di tale intimo processo analitico.

Antonio Anastasia appare come il figlio di un vissuto situazionista del cinema della nouvelle vague, della tormentata introspezione di Francesca Woodman e dell’erotismo pericoloso di Milan Kundera: gli piace rubare  vedute, scenari e panorami mentali per trasmettere al fruitore della sua opera , l’aspetto più insolito e tridimensionale del pensiero che  è tipico dell’uomo, anche il più comune.  Il suo sentire universale lo rende così patentato e qualificato all’espressione, d’autorizzarlo a trasmettere a colori le sue fruste e rigorose sensazioni, ma compartecipare e interagire col prossimo, mentre attrae  attenzione,  rende empatia e suscita e acutizza la percezione di essere insieme.Ecco allora che il colorismo, quando sobrio e armonico e quando ispirato e potente, è fonte di vigorosi contrasti  tonocromatici ed  elargisce a questo eclettico artista quella rassegnata ma anche pacata accettazione di se stesso e del proprio stato, da conferire ai propri dipinti un latente sensualismo acceso e ridondante.

Gastone  Ranieri  Indoni 

critico d’arte

Carla d’Aquino Mineo

L’incanto del reale nella poesia dell’immaginario nei dipinti del Maestro Antonio Anastasia

Distingue l’affascinante percorso figurativo del maestro Antonio Anastasia una narrazione sospesa nel tempo, nell’apparizione magica dei dati figurali inseriti in un costrutto compositivo nella geometria di base, attraverso composizioni e sovrapposizioni, svelando immagini che acquistano solidità volumetrica in un gioco complesso di linee che si rincorrono e si intersecano nel continuo rapporto, tra luci ed ombre, in una trasognata visione del mondo visibile.

Nei suoi splendidi dipinti primeggia l’intensità dei colori, tra velature e trasparenze nelle tonalità dei rossi accesi, gialli dorati, azzurri luminosi ed i verdi variegati della natura che sono sublimati dal segno, mentre scorre veloce e deciso in visioni di onirica bellezza.

Partendo da una descrizione verista, le figure, le nature morte ed i paesaggi, rappresentano raffigurazioni scomposte, memori della lezione cubista, mentre si apre un mondo evocativo che nell’abbandono al sogno ed all’inconscio rivela l’incanto del reale, in cui aleggia un senso poetico. Così, gli spazi sono trasfigurati simbolicamente, mentre gli oggetti vivono una loro segreta realtà in una dimensione metafisica avvolta  dalla soffusa luminosità dal caldo cromatismo. Ecco che allora, il mondo apparente non è del tutto escluso, adottando nell’impianto grafico progettuale più piani di vista che danno luogo a rappresentazioni diverse e sovrapposte con analogie formali in uno scenario silente e d’incanto. Vi è, quindi, una partecipazione surreale, dove l’immagine è sempre ricostruita accentuando il valore plastico delle forme con effetti chiaroscurali delle tinte e nei trapassi di luce, che non rappresenta solo l’elemento fisico ma è espressione di un’evasione spirituale.

Come nella pittura di Picasso e Braque, nei dipinti di Antonio Anastasia si evidenzia un richiamo al cubismo analitico che progredisce anche in libere formulazioni astratte, seguendo le vie dell’inconscio nella sua dimora esistenziale. In tal modo, l’eclettica personalità del maestro Antonio Anastasia si manifesta nella sua ricerca costante della forma e del colore, che dalla matrice cubista nelle sue visioni trasognate si evolve per dissolvere la materia e la forma in fluidità cromatiche, tra improvvisazioni psichiche, mentre l’emozionalità del colore traduce i sottili mutamenti d’animo dell’autore. Ecco perché, l’elemento mobile e fantastico nella carica emozionale, traspare nell’espressione astratta di Antonio Anastasia, dove una nuova dimensione coniuga il reale con l’immaginario, l’enigma con la poesia, la razionalità ed il sentimento delle cose. Tutto si armonizza nel colore che ricrea fantasticamente armonie inedite nella varietà dei fermenti ispirativi, dove il gioco guizzante del cromatismo dalle brillanti tonalità, concretizza una realtà astratta, tra allusioni esistenziali e simbologie, percorrendo un viaggio utopico del pensiero oltre i confini del reale nella poetica dell’immaginario, mentre risalta un’essenzialità di un’arte Kandynskiana, in cui vi è l’esaltazione del ritmo lirico e musicale di libere forme geometriche che si dissolvono in fluidità e trasparenze in puri sentimenti lirici.

Le rapide e spontanee pennellate traducono nell’armonia cromatica raffigurazioni dinamiche nel vorticoso turbinio di colori che appaiono come se fossero paesaggi cosmici, tra i bagliori della notte infinita.

Vi è, dunque, un eclettismo di linguaggio pittorico, da Kandynsky del periodo parigino verso un orientamento futurista nel dinamismo visivo delle immagini per giungere ad un’espressione simbolico-espressionista interpretata, attraverso l’odierna cultura avveniristica orientata sempre verso inedite forme espressive per un nuovo concetto d’arte. Sta qui il fascino nei dipinti del maestro Antonio Anastasia: le trame libere ed informali che si inseguono nel tessuto coloristico, trasfondono un’energia cosmica in una trasfigurazione visionaria del mondo visibile, dove la matrice futurista è evidente nel dinamismo della gestualità astratta, tra le suggestioni litiche che decantano la libertà d’espressione e l’incanto di un nuovo sogno.

Alla fine, la tradizione si fonde con l’avanguardia nella continua ricerca di coniugare diversificate esperienze del passato storico per superare i dettami accademici, attraverso l’emozione di forme e colori che ricreano la sua fervida fantasia in un logos ideale nel perenne fluire delle cose.

TRA  SOGNO  E  REALTA’  LA  LIRICA  ARMONIA  DEL  COLORE

 

Il fascino dell’onirico percorre la suggestiva narrazione figurativa del maestro Antonio Anastasia, attraverso dati espressivi che uniscono armoniosamente l’analisi concettuale con la poesia dei soggetti trasfigurati dagli echi interiori, tra toni intensi e brillanti in atmosfere limpide, dove i dati figurali appartengono ad una segreta realtà, in cui aleggia magica poesia.

Ecco che allora, Antonio Anastasia ci conduce verso un mondo evocativo tra suggestioni, definendo le immagini che affiorano nella memoria, mediante una grafica ed un’ ambientazione fantasiosa con accentuazioni cubiste che approdano a spazi silenti e metafisici.

La ricerca si apre, quindi, ad una dimensione figurativa che rimanda ad una finissima lettura simbolica, dove il mondo visibile trasfigurato nella dimora psicologica dell’autore, diviene espressione di vibrazioni d’animo. In tal modo, il suo linguaggio pittorico che supera i dettami accademici, evoca anche il passaggio artistico, da Cézanne a Picasso, mentre si effettua nel cubismo analitico un processo grafico della forma-luce nella rappresentazione delle immagini naturali.

Ecco perché, la linea nasce primaria nel disegno, armonizzandosi nel raffinato cromatismo che si posa con sapiente maestria sui dati raffigurati, modulandosi morbidamente sui limiti delle cose, e riportando nella tridimensionalità illusoria con gli effetti chiaroscurali, una luminosità avvolgente nei dipinti scomposti, dove le oniriche forme geometriche sfocano nel sentimento le immagini nell’apparizione sognante e poetica.

Il colore, così, diviene protagonista nell’unità tonale, mentre la complessa trama pittorica, determina sfaccettature di intense cromie, tra i rossi fiammeggianti, i verdi variegati della natura, gli azzurri luminosi ed i gialli solari, che fluiscono con un misterioso soffio interiore, dove il costrutto compositivo via via progredisce in visioni tra libere formulazioni astratte.

Nei paesaggi ariosi e nelle nature morte, il ritmo si delimita in zone componibili e scomponibili, anche la fuga prospettica si inserisce in un ritmo, dove il tutto si armonizza in uno scenario che tende a geometrizzare e scandire la realtà secondo un ordine nuovo e fantastico.

E proprio, l’incanto con l’evocazione cubista esprime nelle opere d’arte di Antonio Anastasia in maniera spontanea e quasi più tattile, lo spazio illimitato della sua memoria, l’abbandono all’illogico, l’inverosimile della nostra esistenza in un’altra dimensione.

Nelle sue visioni, dunque, la carica di energia cubista rivela un passaggio tra il reale ed il fantastico, quel mélange tra immagine esterna ed echi interiori, tra simbolo e mondo apparente.

Come non seguire, idealmente, questi spunti fantastici? Metafore, ma vorrei dire apologhi morali seguono le sua poetica dell’immaginario.

La sua tensione verso la spiritualità, verso la poesia ed il sogno, è coinvolgente. Antonio Anastasia riesce, mirabilmente, a coniugare la sua fuga onirica con una sorta di estrema lucidità intellettuale.

Le immagini si fanno memoria, ma non completamente irreali, cariche di energia sottesa in una forma che coniuga insieme l’elemento simbolico ed emotivo, in un percorso concettuale che si colora di una tavolozza fantastica.

Alla fine, tutto si armonizza nella luce, dove l’alta sintesi coloristica e grafica progredisce in una libera gestualità pittorica che sublima l’arte nel cromatismo, mentre si stempera nella luminosità in paesaggi dell’anima. Ma soprattutto, colpisce una pittura che si fa poesia: l’orizzonte si amplia in quadri della memoria, mentre si inseguono forme immaginarie che incantano per un senso allusivo, dove i paesaggi cosmici si aprono all’infinito per superare la tangibilità realistica delle cose in afflato con le armonie naturali dell’universo.

Carla d’Aquino Mineo, Critica d’Arte e curatrice eventi – Padova

Eleonora Dusi (Pincherle)

Intervista apparsa nella rubrica: “Armonia, Arte, Sport” sul quotidiano Italia Sera di giovedì 17 gennaio 2013.

L’appartamento è in un complesso condominiale storico di quelli tipici del quartiere Prati a Roma. Con il cortiletto interno curato, le piante e le biciclette con il cestino. In quell’appartamento c’è uno studio d’artista.  Quindi, ricapitolando: una casa fra le case, l’ora di pranzo, gli studi di commercialisti, avvocati e notai, l’ambulatorio di qualche dentista e un pittore. Che mi apre la porta sorridendo e mi fa subito sedere nel suo studio, in quell’angolo, contenuto e discreto, in cui ha il cavalletto e i colori. Uno studio con tutti i crismi. I vasi con i pennelli, i tubetti dei colori e la tavolozza sporca. L’odore di olio e trementina della tela in corso.

Mi incuriosisce, Antonio Anastasia, perché ha iniziato a dipingere appena quindicenne,  agli inizi degli anni ’60 e nel 1968 già esponeva una quarantina di opere nella sua prima personale a Maglie al “Circolo Culturale  Friends Club”: in seguito, per cause di forza maggiore, si è dedicato prevalentemente alla grafica. Quasi esclusivamente per Alitalia, dove era responsabile del progetto ICARUS per la cartografia automatizzata, contribuendo a dare prestigio a livello Europeo alla nostra compagnia di bandiera. Mi fermo, gli dico: questa è la tua opera più importante indicandone una! E lui mi dice che no, non è così. La sua opera più importante è, magari, quella meno in vista. Per esempio “L’amore perduto (a mia moglie)”, che è una sfera gialla fra i colori. Come sono per sua moglie anche quell’astratto felice, “Pensiero d’Amore”, “Primavera a Pallottini” e “ Composizione musicale con fiori tropicali”.

Un ricordo doloroso, che è stata però la spinta a rifugiarsi con energia e passione alla pittura, la sua vera professione, e riprendere con slancio quella ricerca per una nuova tecnica pittorica iniziata sin dagli anni 70. Il suo personalissimo “ Espressionismo Astratto “, un mix fra Astratto, Informale, Dripping e Spaziassimo. Egli cerca di esprimere tutto il suo malessere verso una società che considera malata ,ma la raccontata solo ed esclusivamente attraverso il colore, senza immagini, in piena libertà. A questo è arrivato solo dopo molti anni di ricerca e tele distrutte e un’intuizione rivelatasi vincente dopo una notte insonne.

Mi racconta che durante l’esecuzione di un’opera Astratta, ( che produce solo nella sua casa di campagna per via dello spazio ) si estranea, si isola, nessun contatto. Nel suo laboratorio zeppo di smalti e tele nel silenzio mattutino dipinge, c’è solo lui, tanto spazio per muoversi intorno, i colori e la superfice su cui dar vita ad un pensiero, un’idea attraverso il movimento e l’amalgama degli smalti guidati dalla spatola e dalle sue dita, che danno origine a quegli ammirati effetti cromatici straordinari, impossibili da realizzare col pennello.

C’è molto ordine nel suo studio a Roma come in tutta la “casa galleria”. Le sue opere sono ovunque appese ed accatastate in tutele stanze, ci sono anche quelle eseguite direttamente sul vetro, che rappresentano l’inizio della ricerca astratta e  che sicuramente lo caratterizzano e, più di tutte,  quelle che gli piace chiamare “cubiste/futuriste”: si tratta di tele suddivise geometricamente in cui no, non c’è un reale cubismo. La forma non viene “aperta” sul piano ma viene, piuttosto, segmentata in zone di diversa cromia, con un uso affascinante e pieno, compatto, dei colori primari. Ogni spazio è riempito. Suona gradevole tutta questa faccenda, mentre vedo i suoi lavori cubisti/futuristi finalmente dal vivo.

 

“Perché le nature morte le chiami “Composizione di natura morta” ? O “Composizione musicale e fiori tropicali”, “Composizione con edera”. Perché questo termine “composizione”, gli dico io.

“Perché gli oggetti sono collocati in uno spazio fintamente, decido la scena come un regista e li ritraggo. Sono io a mettere insieme degli strumenti musicali e dei fiori. “Non esisterebbe altrimenti, in natura, questo accostamento”. La linearità di questa logica è spiazzante. Come anche lo sono alcuni anziani dipinti giovanili. Brutalmente semplici, vagamente elementari, ma entusiastici, felici. I tramonti, quelli dei poeti.

“Sì ma” continuo io mentre rimando a un momento successivo il suo gentile  invito a pranzare assieme “quali sono le opere che realmente ti rappresentano. Quali, quelle di cui potresti dire:  “questo sono io” ? ”.

“Queste”, mi dice mentre punta il dito verso un grande pannello in corridoio. È un pannello ampio, di circa tre metri di altezza e centoventi di larghezza. Con i colori che sono i suoi, quelli che lo contraddistinguono. Un certo blu, un certo giallo ocra. Cubista/Futurista, agglomera simboli oggetti e animali da bestiario medievale. E astri, autostrade, aerei. Un computer. Un ventaglio. E il volto della sfinge. Mi spiega, mentre ci passo il tempo strampalata, che al centro ci sono “le cose terrene” e in basso un accenno di vita nel mare, in alto gli astri, le strade del cielo. Che lì si intersecano presente e passato.

“Ecco. È questo, che sono io”.

Come si chiama, gli dico di rimando.

“Immagini di vita in composizione”.

Sorrido. “Anche qui c’è una composizione”.

L’opera che gli ha dato maggiori soddisfazioni nei concorsi di pittura è “Giocatori di Polo”. Gli piace che si tratti di figure in una convulsa somma. I muscoli dei cavalli, le braccia dei giocatori. Ma non c’è, affatto, alcun movimento. C’è, semmai, fluidità e linearità, morbidezza. Un impeto che rasserena. Perché chi guarda una partita di polo non guarda un assalto della cavalleria in battaglia: guarda uno spettacolo divertente su un prato. Altri giocatori di polo della storia, quelli di Renato Birolli del movimento di Corrente, quasi a riposo. E anche Gen Paul, quelli sì convulsi e fagocitanti, divoratori di aria e spazio.

Mi sovviene, guardando Giocatori di Polo, che in Anastasia c’è quasi una infantile voglia di levarsi le briglie, dopo quasi una vita a produrre carte aeronautiche e a fare il grafico. A dipingere per mestiere.

La creatività c’è comunque sempre, in un lavoro come questo, mi dice mostrandomi qualcosa e i lavori che osservo sono pregevoli. Tutti a mano, quando la grafica pubblicitaria era fatta in questo modo. Da artigiani, con tempera e aerografo. Le brochure, i decori, addirittura i francobolli erano disegnati a mano, come quei tre per il concorso del Venticinquennale di Alitalia che tira fuori da una cartellina.

“Vuoi diventare famoso?” gli butto lì, per gioco.

“Non è il mio primario desiderio diventare ricco dipingendo, se è quello che vuoi dire”. Sorride sagace. “Vendere un quadro a volte è qualcosa che mi rattrista, è come se una parte di me andasse via”. Il 90% sono tutti mie figli. Non svenderesti una tua opera, gli chiedo affermativa. Scuote la testa. Poi si fa serio. “Non è per questo che dipingo e questo mercato pazzo non mi interessa. Dipingo perché ne ho un bisogno vitale”. Racconta a bassa voce che le idee gli vengono improvvisamente, dal pensiero di alcuni eventi o dai sogni che corre ad appuntarsi anche di notte. Mi viene in mente che alcuni registi fanno così. Ci diciamo tutto questo mentre sfogliamo i tanti cataloghi e riviste che lo ospitano e frughiamo fra le locandine. La Biennale Internazionale di Roma del 2012, Torino, Colonia, Miami con Art River e, proprio in questi giorni, la Biennale di Palermo.

Di fatto mi trovo con un artista di poliedrico impulso che, come a un artista è dovuto, è alla continua ricerca di nuove sperimentazioni tecniche. Mi stupisce la differenza di stile e tecnica fra le opere su vetro rispetto alle altre. C’è qualcosa di nuvoloso, di cupo, di misterioso in queste chiazze di colore denso. Quello che pare, è che siano impressioni di colore rimaste lì a sedimentare. Qualcosa che abbia trovato un posto su quel vetro e lentamente si sia disidratato. C’è opacità, profondità e spavento. Quelle che vedo dal vivo sono opere di minute dimensioni, al massimo 40×50. Sono abituata a non sorprendermi se un artista diversifica in modo considerevole la propria produzione. In tutti c’è una dualità.

“Tutti abbiamo qualcosa di più segreto”, mi dice lui. “Qualcosa che sia meno vivace dei Giocatori di Polo”. La vita è piena di eventi positivi e negativi, raccontarli tutti è un dovere.

Annuisco.

Eleonora Dusi, curatrice d’Arte (pseudonimo: Pincherle) –  Roma

 

Ingrid Gardill

Il pittore italiano Antonio Anastasia lavora con una varietà di tecnologie e diversi dispositivi stilistici. Così ha usato nei suoi quadri astratti colori con forte luminosità ed effetto di superficie interessante. Nell’opera “Esplosione solare” l’artista imposta l’arancio e il giallo su uno sfondo blu/nero che permette loro di penetrare là come lingue di fuoco. La terra lontana, che rimane intatta dall’esplosione, il sole con il suo affascinante, potente gioco di colori incandescenti e il forte slancio creano una rappresentazione dinamica di eccezionale effetto visivo che coinvolge il fruitore rendendolo partecipe dell’evento.

In “Pensiero d’amore “ Anastasia utilizza la stessa tecnica di quando si investe in diversi campi di colore su un fondo blu chiaro e verde maculati lavorati a spatola inserisce qualche filo di colore bianco come a simboleggiare dei fiori. Ovali eccentrici in linee gialle oro segnano la metà in basso dell’opera come fossero una coppia.

Il rosso che si sprigiona da questo nucleo sta a significare la passione per l’amata.  Sono, come suggerisce il titolo, un altro luogo di pensieri d’amore sinceri che si manifestano con una leggerezza, una delicatezza  ed una cromaticità interpretativa impressionante.

Anastasia ha inoltre sviluppato sulla base del cubismo, un metodo che risolve estratti di immagine dal loro contesto e concentrato, o giocare in una combinazione di colori differente. Il paesaggio dello sfondo in “Giocatori di Polo” ne è la dimostrazione. Al contrario, l’azione stringe in primo piano come in un colore e forma conglomerata, dove i cavalieri sono concepiti con le loro mazze da polo con movimenti violenti. Qui, la tecnologia è raffinata alienazione all’interno della pittura figurativa magistralmente eseguita a riprova delle sue notevoli capacità pittoriche completamente a supportare e generare audacia ed eccitazione.

Ingrid Gardill – Storica dell’Arte

Estratto dal Volume  Internationale Kunst Heute 2014, Germania

Simone G. Pieralice

In occasione della VI Edizione Premio della Lupa  –  Roma, Palazzo Pontificio Maffei Marescotti.  5 – 12 marzo 2013

L’evento d’arte e cultura “Premio della Lupa” anche quest’anno figura immancabile nel palinsesto degli appuntamenti targato La Rosa dei Venti. Ogni edizione presenta colpi di scena, novità e prestigiosi riconoscimenti per gli Artisti selezionati. Questa VI edizione ha visto la partecipazione, per la prima volta, dell’Artista Antonio Anastasia classificatosi tra i primi tre.

Ogni opera di Anastasia porta con se le tracce di un passaggio attraverso luoghi, passioni, universi che sfociano nella narrazione di una dimensione sospesa tra realtà e immaginario.

Mirabile il suo intenso lavoro artistico che sa cogliere e combinare, in linee e colori, messaggi a volte poetici e simbolici, a volte ricchi di un’espressività che scava nell’animo.

La singolarità dei soggetti di Anastasia è ben evidente nella sua ultima produzione laddove i personaggi rappresentati si librano sul magma di una materia scomposta, a volte concepita per pluralità di colori che in accordo tra loro portano a una concretezza dell’immagine. L’identità viene così ricostruita per successive modificazioni di linee e nuove conclusioni formali-spaziali della composizione, emblematica a tal proposito è l’opera “Forme nello Spazio” ed il ciclo di quadri di ispirazione cubista e futurista.

Elementi che danno ossatura alle immagini, non casuali o estemporanei, ma parti d’una cosciente addizione.

Ognuna di queste tele raffigura un interno e complessivo equilibrio di segni e di forme, testimonianza d’una evidente e sensibile mediazione tra ordine e disordine. I dipinti nascono allora dalla complessità di un progetto-processo fondato su regola e irregolarità.

Triangolazioni nello spazio, forme convesse, linee, soluzioni geometriche il tutto espresso con un incontenibile tripudio di colori riflesso di un’anima solare e positiva , conseguenza ed esito della convinzione che l’arte possa avere quell’effetto taumaturgico e miracoloso finalizzato a lenire i dolori e le tristezze del secolo attuale.

Simone G. Pieralice – Curatore e Critico d’Arte –  Roma

Raffaele de Salvatore

L’Azione creativa della pittura non è limitata ma legata all’atto oggettivo dell’esecuzione in quanto ogni agire individuale porta con sé l’esperienza e questa non è altro che il risultato, anche se inconscio, di una grande conoscenza e di una memoria. Riflessioni profonde e sentite portano il M° Antonio Anastasia a una valorizzazione del colore, proprio per quanto riguarda quest’ultimo lo colloca nella sua essenzialità etimologica di sfuggente capacità di copertura, di protezione e di salvaguardia dell’anima segreta della superfice ed insieme di svelamento, di affioramento, di deflagrante apparizione dell’immagine.

Esiste nelle opere la valorizzazione dei processi, legati alla vita, nella continua ricerca, non senza accenti di raffinata ironia come nell’opera “Giocatori di polo”, un rinnovato equilibrio tra gli slanci del divenire dell’esistere, delle sue passioni e della sua vivacità creativa che si fa strada in un’attenzione sempre più differenziata alle multiformi esperienze del dipingere.

La consapevolezza nella pittura manifesta una pura sensibilità innestando sempre nuovi equilibri che mantengono viva l’attenzione del fruitore, concentrandola sia sull’insieme dell’immagine che sulle differenti forme che la compongono. Un dinamico universo pittorico offerto al fruitore che non rinuncia a esercitare la propria funzione di verifica e di controllo.

Raffaele de Salvatore – Direttore e Critico EuroArte – Lecce – Aprile 2013

Aldo Maria Pero

Astratto, informale o concettuale? Entro quali versanti stilistici si pone la ricerca che Antonio Anastasìa va conducendo con mano sicura? A giudicare da questo fiammeggiante bagliore di mondi lontani, proiettato sul luminoso azzurro dell’infinito, si può affermare che l’opera ” La Nebulosa di Orione” sia un’espressione concettuale che nell’esplosione dei suoi rossi costituisce la metafora di un mondo la cui lontananza consente di sperare senza tema di smentita che si tratti di un universo migliore di quello nel quale viviamo.

Un mondo descritto con sapienza di mezzi, concentrando l’attenzione sul contrasto tra il fuoco vicino e le stelle che, come negli affreschi medievali, costituiscono uno sfondo sereno e beatificante. Anastasia ha quindi assai opportunamente sfruttato le possibilità che l’astratto consente per estendere le proprie intenzioni artistiche su un panorama senza fine.

Aldo Maria Pero – Critico

Euroarte, Aprile 2013

Daniele Radini Tedeschi

Ho avuto modo di visionare il suo sito e sono rimasto molto colpito dalle sue opere, in particolar modo da quelle definite” cubiste-futuriste”; in esse ho ravvisato quella sublime armonia che animava le nature morte del “purismo”, specialmente quelle di Le Corbusier.

Secondo il mio giudizio con tali opere lei rientra perfettamente in questo ambito prettamente purista, seppur con altri dipinti dimostra di saper padroneggiare stili e soggetti diversi.

 Daniele Radini Tedeschi – Storico e Critico d’Arte

Zina Bercovici

Ho potuto vedere con attenzione la sua arte sul sito www.romart.it  e devo dire che sono rimasta affascinata dalla vostra potente ricerca relativa all’arte astratta, dove l’interazione di spazi, forme e colori creano connessione ad intensi risultati emozionali in grado di andare al di là dei limiti fisici. Sarà quindi un piacere per le persone d’arte e collezionisti di Vienna poter vedere i suoi dipinti.

Zina Bercovici – curatrice mostre e critica